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domenica 27 novembre 2016

Concert of the Month: Tom Odell



Ho aspettato fino all'ultimo anno di Università per avere una solida vita sociale, ma finalmente, ce l'abbiamo fatta (più o meno). Iscritta in palestra, organizzatrice di serate al cinema e occasionalmente invitata agli house parties. Quasi mi emoziono al solo pensiero. Tra le varie attività che ho ripreso quest'anno e inserito nella mia vita c'è quella di andare ai concerti, per i quali di solito aspettavo l'estate, i grilli e i festival estivi. 

Questo Novembre però non ho resistito e ho comprato un biglietto per andare a vedere Tom Odell. Oserei dire grande intuizione, perché è stato un'ottima concerto con sorprese. Prima di tutto il concerto principale è stato anticipato da non una ma due supporting bands. entrambe ottime, entrambe sorprendenti. 

I primi o il primo, non si è capito, era sicuramente per i nostalgici dell'emo-punk-rock.  Il gruppo/cantante si chiamava Johnny Loyd e si può dire non spaziasse granché  rimanendo intorno al tema del tormento e della depressione, letteralmente . Va da se che non sia stata la mia band preferita, ma comunque bravi musicisti e non eccessivi nel tempo, che solitamente è il problema delle band di supporto.



Il secondo a portare un po' di magia è stato Rag and Bone Man. Ecco, al momento del concerto non l'avevo mai sentito, mai visto da nessuna parte e quando ho sentito le sue canzoni mi sono impersonata in un giudice di X factor quando scopre un talento incredibile. Avrei solo voluto un bottone e una sedia girevole come in The Voice e poter urlare: "Tu hai l'X factor!!!!!!". Invece no, ma sono stata comunque felicissima della scoperta. Inoltre, a partire dal giorno del concerto, questo talento sembra essere stato scoperto da mille radio e mille Paesi. Molto bene Mondo. 

E finalmente il concerto della serata. Talmente bello da farmi tornare indietro ai miei 14 anni e a quel genere di concerti che ti fanno commuovere e ridere e rimanere con la nostalgia di una bella serata per tutta la settimana successiva. Bella la lista di canzoni, belle le luci, bello il fatto che lui fosse molto ubriaco a un certo punto della serata. Il che ha reso tutto molto più inglese, molto più autentico. Tom Odell ci ha coinvolto, parlato di esperienze personali e tirato dentro al modo in cui avrebbe voluto che interpretassimo le sue canzoni/poesie. Tra un salto sul pianoforte e una battuta sul fatto che ci volesse molto bene, la serata è volata ed ha portato insieme tutte le fasce d'età: dagli universitari come me alle famiglie, alle coppie. Grazie Mr Odell, un biglietto ben speso e un'esperienza da non dimenticare.

M. 

sabato 19 novembre 2016

5 caffè

Plymouth Barbican

Plymouth è un po' come Narnia. Ci arrivi per caso, ti ritrovi in mezzo alle tormente, con i pescatori e l'inverno perenne e sei risucchiato dalla routine che è un attimo. Come per Narnia, però anche questo posto dimenticato da Dio ha delle oasi di pace e serenità, dove lasciarsi morire su divani hipster, sorseggiando un Chai Latte. E chi v'ammazza?



Ho deciso quindi, nonostante sia un posto che le persone visitano solo se fanno surf, di stilare una lista di questi giardini segreti, per condividere la gioia e il buon caffè o aperitivo.


  • The Stable è un amorevole pub/pizzeria/caffè/ che si affaccia sul Barbican, il porto della città. Con le candele sui tavoli e la vista sulle barchette dei pescatori, l'atmosfera è delle più ospitali e il concetto è carino e spaventoso al tempo stesso. The Stable offre l'idea del cibo italiano rivisitato, sfatando però (grazie a Dio) l'idea della pizza inglese col Ketchup. Non fraintendetemi, la bbq sauce and chicken breast pizza esiste nei regni di sua maestà la Eli, ma non qui. Con una vasta scelta per vegetariani e non, si possono mangiare pizze originali e salutari. No ketchup, no patatine sulla pizza. Oltre che per il cibo, The Stable offre serate con musica live, che sono sempre apprezzabilissime, e serate con lo sconto per gli Studenti. La carta di credito ringrazia.

  • The Prime Deluxe è uno dei miei due posti preferiti. Non per l'aria hipster che trasuda dalle librerie e i tavoli in legno, o almeno, non solo. Le caratteristiche che mi attirano in questo luogo sono 2. La prima, da buona cicciona nascosta, sono le torte. Dolci limitati ma selezionati, con un rapporto qualità-quantità-prezzo invidiabile. Affogati nella pioggia Inglese, le gigantesche fette di torta mettono buon umore, oltre che ciccia sui miei poveri fianchi. La seconda caratteristica sono senza ombra di dubbio le persone che lo frequentano. Il Prime è un pentolone di soggetti alternativi, tatuaggi e dreadlocks che sorseggiano tazze di tè col mignolo alzato. Adorabile e inquietante.

    The Prime Deluxe Café

    Fauna tipica del luogo <3

    • Sulla banchina del Barbican c'è anche il BTP: Boston Tea Party. Classico stampo britannico, con dolci e bevande perfetti per colazioni e merende. Dai pancakes alle torte, ogni dolce è perfetto per quelle giornate malinconiche, da sprofondare nelle poltrone di pelle. Specialità indiscussa: White Hot Chocolate, dolce, ma non troppo, calda, ma non troppo. Tipo uno scottino di felicità e inverno.



    • La zona universitaria, come spesso accade fa sfoggio di arroganza e posti abbastanza trash. Tra tutti però, un posto spicca per kitchosità e qualità. Il Beggars Banquet è un pub, che serve cibo dalla colazione alla cena, dai pancakes banana e cioccolato, ai veggie burgers con le sweet potato chips. Il tutto in un'atmosfera da trip d'acido. Muri di colori diversi, poster URSS accanto a graffiti di Madonnine e narghilè. Se si volesse dare una forma alla schizofrenia probabilmente sarebbe quella del Beggars.
    Non mentivo riguardo alla Madonna
    Beggars Banquet

    • The Rumpus Cosy è il secondo mio posto preferito. Metà caffè, metà galleria, specializzato di caffetteria e pranzi con cucina ricercata e un'atmosfera rassicurante ed accogliente. In assoluto il posto migliore dove passare un sabato pomeriggio mentre fuori la pioggia gelida bagna le finestre. Divertente e con uno staff veramente gentile, fino ad ora mi ha lasciato solo bei ricordi. É anche il posto di cui ho il maggiore numero di foto, per ovvie ragioni. Nota divertente: la pagina Facebook è gestita in modo tale che ad ogni commento segue una risposta forbita, dal linguaggio aulico e ironico. 10+ 
    Lucine, lucine a non finire.
    Breve diapositiva in cui la poltrona è venuta meglio di me.
    Rumpus cosy


    M.

    sabato 24 settembre 2016

    Discovery of the week: Master Art Students


    In questi giorni di rientro nella realtà più noiosa e quotidiana, sto godendo degli ultimi istanti di libertà per fare quelle cose che so mi mancheranno durante i periodi di studio affogati nella tesi e nelle deadlines mensili (o settimanali). Camminare nel sole, girare per i negozi più dislocati e nascosti e scoprire. Essenzialmente scoprire. Ieri è stata la volta degli studenti di arte.

    A Plymouth, infatti, non c'è solo la mia università ma anche l'indipendente Plymouth College of Art. Qui, si aggira sempre una fauna molto colorita e curiosa, tipica delle scuole d'arte (uno di quegli stereotipi un po' veri). Dalle fashionista più incallite ai punkettoni desiderosi di esprimersi, non nascondo di essere sempre stata un po' pregiudiziosa nei confronti delle mostre degli studenti d'arte e delle loro creazioni. Forse, anzi, quasi certamente, plagiata da quell'aura di superiorità di cui si contornano gli studenti delle accademie d'arte della mia città, con abiti improbabili e quell'aria da "ma che ne sai tu, oh comune mortale". 

    Nonostante questo però, sono sempre aperta a ricredermi, a darmi della scema e contraddirmi, così, con spirito critico ma aperto, ho accettato l'invito alla Master Students' Exhibition a cui partecipava una mia amica. E mai scelta è risultata migliore. L'esposizione comprendeva installazioni di più studenti (circa una decina) e nessuna creazione era accomunata alle altre. Nonostante questo però, le opere erano unite da un forte senso di personalità, con installazioni che esprimevano chiaramente gli intenti degli artisti e risultavano davvero come i frutti di un lavoro studiato. Niente era casuale. Dal design grafico, al concetto di cibo come opera d'arte e frutto di studio e conoscenza, dalle fotografie di una costumista eccellente all'elaborazione dei pensieri come melodia o pezzi di un puzzle. Posso dire fieramente di essere rimasta molto colpita e di aver apprezzato, per questo ho deciso di parlarne, per questo ho voluto condividere. 

    In caso di interesse maggiore il mio Instagram è sempre aperto e sul Sito del College potrete trovare i dettagli.


    Ashley Turner's graphic design la trovate qui


    Jennifer-Anne Crowter's details


    Simona Bonomo's food culture (ha un bellissimo blog anche lei)


    Carri Keill's dresses and pics


    Tim Gundry's drone adventures

    mercoledì 13 aprile 2016

    Skinny Dip London new love

    Quelli sono i miei Gatticorni (o Catcorns per gli internazionali) e io li amo, non giudicatemi.


    Ho aspettato un po' prima d scrivere questo post, per vedere se fosse uno di quei flirt passeggeri o un'amore da "Via col vento". Ed eccomi qua, a raccontare la mia nuova mania, il mio nuovo amore da "Romeo e Giulietta" per Skinny Dip London.

    Qualche mese fa, tra un saggio di Genetica e una presentazione di Immunologia, mi sono presa una pausa, uno di quei momenti di ristabilimento della pace interiori e nei confronti del Mondo. Un giro per negozi, un caffè da tamarra da Starbucks osservando la fauna locale e le vetrine della Mid-Season primaverile. Tra un negozio e l'altro decisi di entrare da TopShop, troppo caro per le mie finanze, ma uno dei migliori in fatto di Sconti (i quali spuntano una volta ogni 2 mesi più o meno). E lì mi innamorai, colpo di fulmine. In uno stand a metà del negozio, minuscolo e ordinato stavano mille cover per il telefono, borsette dai colori più assurdi e accessori ancora più esagerati. Una cessata, ma una cessata meravigliosa. Da lì la mia storia è iniziata.

    Skinny Dip London è un brand che vende solo accessori: iPhone covers, borse di ogni forma e misura, custodie per computer e compagnia bella. La caratteristica principale è la natura assurda, esagerata e colorata degli accessori, un mix tra cosa avevi da bambina e cosa avresti voluto. Il sunto è questo: prendete un mixer, schiaffateci dentro unicorni, brillantini, un paio di sirene e animaletti-moda vari, fate partire e, un po' come per le Superchicche, un'esplosione di brillantini e fumo rosa produrrà qualcosa di magnifico. Oltretutto, il sito fa ottimi sconti e molto spesso. Certo il livello di assurdo e meraviglia richiede oculatezza nella scelta e nella quantità di ciò che si compra, ma la mia teoria che ogni tanto si può, resta alta e sempre attuale (Ne parlavo in questo post).

      
    Foto prese dal sito (Link sopra) giusto per capire il livello. #UnicornPower

    Non è una recensione lunghissima, lo so, e neanche troppo dettagliata. Il bello di Skinny Dip è proprio questo eccesso non quantificabile o descrivibile. Posso concludere però dicendo che rallegra la giornata ed è apprezzato da tutti, anche da mia madre.

    M.


    mercoledì 17 febbraio 2016

    Io e le mie ossessioni pt.2



    Questo blog è nuovo, una piccola e giovane creatura del mondo interattivo, figlio di un sito internet e riassunto di una mente confusa. Ma ogni 3x2 il mio essere paranoica e perfezionista mi fa scorrere i vecchi post per controllare, nonostante siano giá pubblicati, che tutto sia in ordine: punti, virgole, layout. Tutto. Per questo, devo ammettere che facendo questo giro di correzioni mi infastidiva parecchio il post sulle mie ossessioni/Lush experience che recitava PARTE 1. Perché avevo scritto parte 1? Significava auto-indursi l'ansia di scrivere una parte 2 o 3 o 7. Ma poi ho capito, o meglio mi sono ricordata: io sono un'ossessiva, sono piena di fissazioni, maniacale quanto basta e abitudinaria. Quindi di materiale ne ho abbastanza, in abbondanza, probabilmente a sufficienza per scrivere un romanzo o per completare quei famigerati 7 post di cui parlavo prima. I libri di Harry Potter, i film inglesi con battute discutibili e politeness quanto basta. I libri, gli unicorni, la scienza e le foto. Ma soprattutto le serie televisive. Ma non banalmente le serie TV, soprattutto quelle da nerd, pigiama e risatina da ebete.

    The Big Bang Theory, Scrubs e Modern Family sono il golden trio. Concise, secche e mortalmente divertenti. Nella categoria "Puoi guardarle in loop per anni". Da consumare insieme al gelato. Niente drammi, niente lacrime. Oddio per Scrubs questo non vale, che di lacrime versate a causa sua ne ho collezionate così tante da riempirci uno stadio. Le comedies brillanti con battute politicamente scorrette e gag storiche.

    Poi ci sono i drammoni, per lo più medical drama i classiconi come ER, Grey's Anatomy, Chicago Fire. Quelle storie da PMS, da scatola di kleenex sul comodino che si svuota ad ogni puntata. Drammoni da morti e mutilati e bambini tristi. Serie che maledici perché uccidono, allontanano, fanno esplodere i tuoi personaggi preferiti e tirano fuori il peggio di te. Tra spoiler googlati e discussioni con amici e parenti (tratto da fin troppe storie vere) ti trascinano in un vortice che ti fa retrocedere a quando avevi 14 anni e seguivi le boy bands. Ancora non sono guarita dai cadaveri di ER. Quanto sono brava che non sto spoilerando. Quanto?

    E poi le serie trash, senza senso, stupide così tanto da diventare incredibilmente esilaranti. In cui le espressioni serie suscitano solo risate e mai mai profondità di sentimenti: Pretty Little Liars, Glee, Scream Queens. Lo so, discutibilissime, ma sono guilty pleasures, come i nachos con il guacamole o la Carrot Cake: sai che li rimpiangerai, ma continui inesorabilmente a mangiarli, o in questo caso, guardarli. Scene e scenari incredibili, nel senso di non-credibili, personaggi sopra le righe ed espressioni improbabili. L'assurdo è il denominatore comune della categoria e per questo, c'è da dire che il numero deve essere limitato, altrimenti il Q.I. ne risente ed è un attimo. Di queste solitamente i personaggi che apprezzo di più sono quelli che portano la stupidità al livello master, quelli che sotto la calotta cranica hanno lo spiffero: Brittany di Glee è la regina. 

    Le serie degli anni '90/2000 sono una costante, da guardare durante gli stupidissimi hiati tra un'episodio e l'altro o tra una stagione e la seguente delle serie contemporanee. Perché ammettiamolo, con queste pause a metà serie stanno tutti un po' esagerando. Quelle serie da "Rachel, ma che capelli hai?" e da spalline imbottite. Quindi, tra un Beverly HIlls 90210 (quello con Kelly e Brenda, non quello con gli amici di Paris Hilton), un sempreverde O.C. e una lacrima di nostalgia sulle battutacce di Will & Grace, la mia vita scorre saltando da un episodio all'altro, da un personaggio morto all'altro. Ovviamente questo, quando la depressione del vivere tra un capitolo e un altro del libro di Istologia diventa intollerabile. La più recente scoperta, già in voga per il resto del mondo: Sherlock (Benedict Cumberbatch unico amore).

    Sì lo so, è la vita che potrebbe fare Sheldon Cooper.

    M.

    sabato 30 gennaio 2016

    December Favourites


    Se è vero che l'epifania ogni festa porta via, vero è anche che la stessa festa segna la fine del Natale, inteso in senso più lato, come il giga-periodo 24-6 fatto di pranzi di 36 ore e sveglie presto perché "DEVOAPPARECCHIAREFAREICROSTININONHOTEMPO" . Perché io non so come sia nel mondo normale, ma in casa mia, il pranzo inizia ad essere pianificato a Settembre, il colore del tavolo (tovaglia tovaglioli, PORTATOVAGLIOLI E FIORI) ad Agosto e il 23 sera è tutto apparecchiato, sempre per la storia "Tanto poi non c'è tempo". È così tra una porzione di pasta al forno, i crostini al profumo di unicorno e un delicatissimo dolce al sapore di colesterolo e calorie, il Natale con i suoi pensierini, regali e pacchettini è anche una fonte infinita di nuove scoperte. Senza contare che finito il Natale, ha inizio il periodo migliore dell'anno: quello dei saldi. E così tra meraviglie ricevute e meraviglie acquistate nei posti che si agognano tutto l'anno, si fanno nuove scoperte, oggetti che entrano nella lista "RICOMPRAMI APPENA PUOI" e altri in quella "DA EVITARE COME LA PESTE". 

    Ecco perché dopo 15 giorni di prova, abbiamo i vincitori di questo periodo di spese proficue e poco oculate.
    Cils d'Enfer Maxi Lash Mascara Guerlaine: Pazzesco. Profuma di Paradiso, di soldi ben spesi e di ciglia come Adele, ma senza extensions. Nero che più nero non lo troverete mai più in vita vostra, ha la consistenza perfetta che si stende bene e non appiccica le ciglia facendoti sembrare un panda triste. Questo dono divino è stato un regalo, ma credo diventerà un habitué della mia bustina porta trucchi, anche se vista consistenza e qualità immagino durerà a lungo. Finché morte non ci separi più o meno. (Disponibile qui.)


    KIKO: ombretti e blush. Premesso che la mia fiducia in KIKO non è mai straripata per via dei sospetti prezzi da svendita, gli ultimi prodotti che ho provato si meritano che io faccia ammenda. Dopo mesi di blush invisibile e colorito da obitorio, il nuovo blush che ho acquistato di recente, finalmente, non mi fa sembrare una tossicodipendente scappata dall'istituto. Ho un colore, qualcosa di leggero e rosa porcellino, delicato e nuovo. Disponibile in 6 versioni, 3 opache e 3 "brillanti", il prezzo è abbordabile ma non mi fa pensare al peggio e la pelle, almeno la mia, reagisce bene. Oltre a lui grande scoperta, la calza della befana conteneva un ombretto sempre di KIKO. Nonostante il blu non mi abbia mai convinta granché, che mi ricorda i film sugli anni '70, questo è scuro a sufficienza da risultare elegante. Blu notte, senza glitter che io non tollero, perfetto per uscire la sera e molto "invernale".

    Shade Fusion Trio Blush n. 04

    Al terzo posto di questa mia micro classifica si piazza un libro: "Let it Snow", di John Green, Lauren Myracle e Mureen Johnson.
    Come si può evincere da Autore e titolo, il libro non è niente di particolarmente alto a livello intellettuale, ma è una favola per young-adult, incentrata sulla magia del Natale, sull'incantesimo della neve e sulle turbe adolescenziali. E poco importa che io sia alla soglia dei miei 22 anni, lasciatemi uno spiraglio di adolescenza almeno a Natale. Aggiungete pure alla lunga lista. Consigliato per chi studia e quindi non ha voglia di impegnarsi in letture pesanti durante i periodi pre-esame.


    Per proseguire ho bisogno di fare una premessa. Mia madre ha letto il mio blog. L'ha trovato e ha pure letto alcuni post, quindi, da brava stalker come me (d'altra parte ci deve essere una buona componente genetica) mi ha regalato il pigiama da uomo di cui parlavo qui. E la cosa meravigliosa è che è uno di quei pigiami che solo io potrei apprezzare: blu e ricoperto di pinguini. Pigiama della sezione Uomo OVS, è leggero e comodo, più autunnale che invernale e, evidentemente, può essere messo anche da chi non ha un pene. Ora immaginatevi me che giro per casa così portando in alto la bandiera del buon gusto italiano nel territorio di Elisabetta II. 


    Tanto Brutta la foto, tanto carino il pigiama.
    Infine, il rinomato inverno Inglese quest'anno mi ha piegata e spinta ad entrare nel circolo di coloro che vanno in letargo con una coperta di pelliccia (lo sfondo della foto sopra). Mai fatta scelta migliore. Da Dicembre in poi un glorioso manto color grigio chiaro (naturalmente non di pelo vero) ha scaldato i miei piedi perennemente a -7°C e portato gioia nella mia vita fuorisede. 

    Adesso l'unica cosa da fare, oltre che guardare film avvolta nella mia pelliccia, è aspettare un mesetto e vedere cosa porteranno i miei 22 anni. Ahia.


    M

    lunedì 5 ottobre 2015

    Io e le mie ossessioni pt. 1

    LUSH - Hand-made cosmetics & rovinatore del mio portafoglio.


    Le persone normali possiedono un certo numero limitato di ossessioni, che possono variare dallo shopping, alla cioccolata, al cinema e via dicendo. Io no. Io sono vittima di continue e variabili idee, vizi, fissazioni, che spaziano fra varie categorie, tra cui figurano i cartoni animati Disney e i vestiti pelosi; non di pelliccia, ma di stoffa morbida e pelosa con cui sembrare dei gatti grassi. Ci sono ossessioni che mi fanno sorvolare sul fatto che la mia vita da studentessa fuori-sede si basi sul continuo tentativo di riuscire a fare la spesa tutto il mese, senza finire a raschiare il fondo dei barattoli . Ho voluto i capelli rosa (incredibili), i maglioni pelosi (innumerevoli), ho indossato solo gonne per un anno (grosso errore, sembravo una vecchia). Insomma ad idee non proprio geniali stiamo messi benissimo qua. 
    Solo poche di queste manie però sono costanti e/o a lungo termine, non momentanee: gli articoli di cancelleria, i libri e i cosmetici naturali. Ed è proprio su quest'ultimo argomento che vorrei soffermarmi, dato che, appena rimesso piede nel magico regno degli Windsor e Harry Potter sono volata a fare visita ad uno dei miei posti preferiti in assoluto: Lush. Quel negozio che ti droga con il suo profumo di fiori e spezie e zucchero e caramelle e ti stordisce con i suoi prodotti incredibili, quasi completamente naturali e non testati su povere creaturine indifese. Quel negozio impegnato in battaglie sociali, conquiste morali e campagne di beneficenza e sensibilizzazione su i più svariati argomenti. Insomma, esiste qualcosa di meglio? Io non credo. Fenicotteri da sciogliere nella vasca, maschere fresche di ogni tipo e creme con profumi e textures incredibili. La mia ultima visita mi ha fatto tornare a casa con un bottino di quattro prodotti per volermi un po' di bene: maschera, crema, fondotinta e crema corpo.
    - LIGHT YELLOW - OCRA CHIARO: Questo composto è un concentrato di pigmenti da usare  insieme con una crema idratante, utile se si cerca qualcosa di meno pesante dei fondotinta. Copre le imperfezioni che è una meraviglia ed è veramente leggero. Se non mischiato a creme idratanti, funge comunque da comune correttore. Non ho mai avuto la pelle perfetta e mi sono sottoposta a fin troppe cure e rimedi negli anni, una volta accettata la mia condizione però, ho capito che si poteva, se non eliminare, almeno arginare il problema La mia pelle è vessata da periodici sfoghi di brufoletti e, per questo i fondotinta troppo coprenti e pesanti sono per me il vero Demonio. Per questi motivi questo composto è risultato per me una manna dal cielo. Leggero ma coprente al tempo stesso mi permette di nascondere le imperfezione senza tappare i pori e  avere un trucco pesante. Contiene infuso di petali di rosa, olio di Soia e olio di crusca di riso che contribuiscono a mantenere sana e luminosa la pelle e a donargli un colorito del tutto naturale.




    - VANISHING CREAM - PARADISO ALL'IMPROVVISO: In assoluto la migliore crema viso per la mia povera pelle impura, questo prodotto è estremamente leggero e si assorbe quasi nello stesso momento in cui la si stende sul volto. Perfetta come base per il trucco o soltanto per idratare la pelle quotidianamente. Non contiene olio di cocco e, per questo non risulta pesante o occlusiva per i pori. Il profumo è incredibile e trasporta chi la usa in un campo di lavanda a Maggio. Contiene acqua di rose, acqua di lavanda, olio di semi di lino, olio di jojoba e troppi altri estratti naturali per essere menzionati tutti. Calma la pelle irritata e la idrata senza ungere. Inoltre, rapporto qualità-prezzo (e durata) impeccabile. 




    - CHARITY POT: Questa crema, oltre che per la sua eccezionale abilità di idratare le pelli più secche (come quella delle mie dannatissime gambe) è da menzionare per il suo "scopo più alto". Le Charity Pots di Lush sono prodotti che devolvono tutti i proventi ad associazioni di beneficenza al fine di raccogliere fondi per numerosi progetti: dalla salvaguardia ambientale, alla protezione di alcune specie animali, alla tutela dei diritti umani (informazioni sulle associazioni sono disponibili sul sito ufficiale dell'azienda https://www.lush.co.uk/ ). Per quanto riguarda la crema in sé, contiene olio di oliva, olio di jojoba, burro di cacao (fair trade product), olio di geranio e olio di ylang ylang, che contribuiscono non solo a lasciare la pelle abbondantemente idratata, ma a creare un profumo incredibile. L'unica caratteristica che può infastidire se non si conosce la crema è il fatto che sia abbastanza oleosa e che quindi abbia un assorbimento più lento.


                                              


    - CATASPROPHE COSMETIC - SOTTOBOSCO: Per concludere questa veloce recensione degli adorabili prodotti che mi ossessionano, questa maschera è stata una scoperta casuale. Infatti, oltre a fare beneficienza, a combattere i test sugli animali e ad impegnarsi nel sociale, Lush propone anche un'offerta perenne per spingere i propri clienti a riciclare: ogni cinque confezioni/vaschettine vuote Lush riportate in negozio, viene regalata una confezione intera di maschera fresca. Questo tipo di prodotto va conservato in frigo e, nel caso specifico della maschera "Sottobosco", si tratta di un composto che non richiede una posa lunga. La maschera, pensata per le pelli impure, va tenuta in posa intorno ai 10 minuti ed usata 2/3 volte la settimana. Studiata per lasciare una pelle opaca, astringere i pori e lenire le pelli irritate, essa  contiene calamina, un tipo di argilla per purificare e olio di mandorle e mirtilli per ammorbidire e donare vitamine alla pelle. Sinceramente parlando, devo ancora sviluppare un'opinione chiara nei confronti di questo prodotto, ma per il momento il profumo di mirtilli e l'opacità che segue il suo utilizzo mi hanno lasciato positivamente soddisfatta.




    Come si può intuire da queste recensioni, le mie giornate di shopping nei negozi Lush, sono sempre e soltanto motivo di gioia per me, che siano Nel Regno della Regina Elisabetta o in quello di "pizza, mafia e mandolino". Mentre l'ossessiva che è in me rimane soddisfatta, il mio corpo esulta per la qualità dei prodotti con cui lo curo (anche se a il portafoglio mi insulta). Ci sono ossessioni decisamente non da seguire, che danneggiano la persona e non portano a niente, ma penso che volersi bene, curare il proprio corpo e nel mentre intanto tenere a mente anche i bisogni del resto del mondo, siano piccole ossessioni a cui è possibile cedere. 



    M