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lunedì 26 dicembre 2016

Roast Dinner & Christmas Jumpers


Questa invece è Exeter, di cui trovate mille foto qui.

Poiché le calorie sono infide e bastarde, quest'anno, invece che con il giga-pranzo in madre patria, il Natale è iniziato con un cenone pre-natalizio. Il british cenone è stato voluto dalla mia famiglia acquisita in terra inglese. Infatti, fatta menzione di non aver mai scoppiato un cracker o mangiato un tipico roast dinner all'inglese, quest'anno i miei coinquilini in Beaumont Road hanno deciso che ingrassare era la retta via. E chi sono io per contravvenire alle tradizioni altrui?

Mentre la mia anima nazi-salutista con tendenze maniacali gridava allo scandalo e sperava che i maglioni fossero grandi abbastanza da coprire la ciccia, l'altro lato, quello goloso la zittiva malamente. E così alla mia lunga lisa di prime volte oltremanica ho potuto aggiungere quella del Roast dinner da "Love Actually". Non essendo mai stati una casa normale, però il cenone tradizionale è stato comunque anti-convezionale.  Essendo una casa strana, di coinquilini eccentrici e vegan-friendly, per accontentare tutti, il roast dinner è stato interamente vegano, ma non per questo meno buono, come dimostrano i jeans troppo stretti e il coma post-abbuffata. 

Infatti, di cibo ce n'era comunque abbastanza per sfamare un esercito, che noi studenti poveri ed affamati, non abbiamo fatto avanzare neanche per scherzo. Torte salate, sformati, tuberi arrostiti (ho assaggiato il parsnip, ancora non ho capito cosa sia) e il piatto principale: il Nut Roast, una specie di polpettone di castagne, anacardi, nocciole e quant'altro. Nessuno ha avuto da lamentarsi e alla fine, annaffiando tutto con il vino da 5£ di Tesco, abbiamo anche giocato a "Cards against Humanity" indossando maglioni di Natale le coroncine di carta come Bridget Jones. Un altro tick alla mia lista di cose da fare prima della fine di questo anno accademico. 

Noi per non avevamo Colin Firth, mannaggia. 

Naturalmente, essendo la cena di impronta tradizionale anglosassone, l'unico mio contributo è stato l'Instagram: tavola addobbata, mini albero di Natale e fairy lights a pioggia. Successone.
Tovaglioli di carta perché restiamo umili.

M.

domenica 27 novembre 2016

Concert of the Month: Tom Odell



Ho aspettato fino all'ultimo anno di Università per avere una solida vita sociale, ma finalmente, ce l'abbiamo fatta (più o meno). Iscritta in palestra, organizzatrice di serate al cinema e occasionalmente invitata agli house parties. Quasi mi emoziono al solo pensiero. Tra le varie attività che ho ripreso quest'anno e inserito nella mia vita c'è quella di andare ai concerti, per i quali di solito aspettavo l'estate, i grilli e i festival estivi. 

Questo Novembre però non ho resistito e ho comprato un biglietto per andare a vedere Tom Odell. Oserei dire grande intuizione, perché è stato un'ottima concerto con sorprese. Prima di tutto il concerto principale è stato anticipato da non una ma due supporting bands. entrambe ottime, entrambe sorprendenti. 

I primi o il primo, non si è capito, era sicuramente per i nostalgici dell'emo-punk-rock.  Il gruppo/cantante si chiamava Johnny Loyd e si può dire non spaziasse granché  rimanendo intorno al tema del tormento e della depressione, letteralmente . Va da se che non sia stata la mia band preferita, ma comunque bravi musicisti e non eccessivi nel tempo, che solitamente è il problema delle band di supporto.



Il secondo a portare un po' di magia è stato Rag and Bone Man. Ecco, al momento del concerto non l'avevo mai sentito, mai visto da nessuna parte e quando ho sentito le sue canzoni mi sono impersonata in un giudice di X factor quando scopre un talento incredibile. Avrei solo voluto un bottone e una sedia girevole come in The Voice e poter urlare: "Tu hai l'X factor!!!!!!". Invece no, ma sono stata comunque felicissima della scoperta. Inoltre, a partire dal giorno del concerto, questo talento sembra essere stato scoperto da mille radio e mille Paesi. Molto bene Mondo. 

E finalmente il concerto della serata. Talmente bello da farmi tornare indietro ai miei 14 anni e a quel genere di concerti che ti fanno commuovere e ridere e rimanere con la nostalgia di una bella serata per tutta la settimana successiva. Bella la lista di canzoni, belle le luci, bello il fatto che lui fosse molto ubriaco a un certo punto della serata. Il che ha reso tutto molto più inglese, molto più autentico. Tom Odell ci ha coinvolto, parlato di esperienze personali e tirato dentro al modo in cui avrebbe voluto che interpretassimo le sue canzoni/poesie. Tra un salto sul pianoforte e una battuta sul fatto che ci volesse molto bene, la serata è volata ed ha portato insieme tutte le fasce d'età: dagli universitari come me alle famiglie, alle coppie. Grazie Mr Odell, un biglietto ben speso e un'esperienza da non dimenticare.

M. 

sabato 19 novembre 2016

5 caffè

Plymouth Barbican

Plymouth è un po' come Narnia. Ci arrivi per caso, ti ritrovi in mezzo alle tormente, con i pescatori e l'inverno perenne e sei risucchiato dalla routine che è un attimo. Come per Narnia, però anche questo posto dimenticato da Dio ha delle oasi di pace e serenità, dove lasciarsi morire su divani hipster, sorseggiando un Chai Latte. E chi v'ammazza?



Ho deciso quindi, nonostante sia un posto che le persone visitano solo se fanno surf, di stilare una lista di questi giardini segreti, per condividere la gioia e il buon caffè o aperitivo.


  • The Stable è un amorevole pub/pizzeria/caffè/ che si affaccia sul Barbican, il porto della città. Con le candele sui tavoli e la vista sulle barchette dei pescatori, l'atmosfera è delle più ospitali e il concetto è carino e spaventoso al tempo stesso. The Stable offre l'idea del cibo italiano rivisitato, sfatando però (grazie a Dio) l'idea della pizza inglese col Ketchup. Non fraintendetemi, la bbq sauce and chicken breast pizza esiste nei regni di sua maestà la Eli, ma non qui. Con una vasta scelta per vegetariani e non, si possono mangiare pizze originali e salutari. No ketchup, no patatine sulla pizza. Oltre che per il cibo, The Stable offre serate con musica live, che sono sempre apprezzabilissime, e serate con lo sconto per gli Studenti. La carta di credito ringrazia.

  • The Prime Deluxe è uno dei miei due posti preferiti. Non per l'aria hipster che trasuda dalle librerie e i tavoli in legno, o almeno, non solo. Le caratteristiche che mi attirano in questo luogo sono 2. La prima, da buona cicciona nascosta, sono le torte. Dolci limitati ma selezionati, con un rapporto qualità-quantità-prezzo invidiabile. Affogati nella pioggia Inglese, le gigantesche fette di torta mettono buon umore, oltre che ciccia sui miei poveri fianchi. La seconda caratteristica sono senza ombra di dubbio le persone che lo frequentano. Il Prime è un pentolone di soggetti alternativi, tatuaggi e dreadlocks che sorseggiano tazze di tè col mignolo alzato. Adorabile e inquietante.

    The Prime Deluxe Café

    Fauna tipica del luogo <3

    • Sulla banchina del Barbican c'è anche il BTP: Boston Tea Party. Classico stampo britannico, con dolci e bevande perfetti per colazioni e merende. Dai pancakes alle torte, ogni dolce è perfetto per quelle giornate malinconiche, da sprofondare nelle poltrone di pelle. Specialità indiscussa: White Hot Chocolate, dolce, ma non troppo, calda, ma non troppo. Tipo uno scottino di felicità e inverno.



    • La zona universitaria, come spesso accade fa sfoggio di arroganza e posti abbastanza trash. Tra tutti però, un posto spicca per kitchosità e qualità. Il Beggars Banquet è un pub, che serve cibo dalla colazione alla cena, dai pancakes banana e cioccolato, ai veggie burgers con le sweet potato chips. Il tutto in un'atmosfera da trip d'acido. Muri di colori diversi, poster URSS accanto a graffiti di Madonnine e narghilè. Se si volesse dare una forma alla schizofrenia probabilmente sarebbe quella del Beggars.
    Non mentivo riguardo alla Madonna
    Beggars Banquet

    • The Rumpus Cosy è il secondo mio posto preferito. Metà caffè, metà galleria, specializzato di caffetteria e pranzi con cucina ricercata e un'atmosfera rassicurante ed accogliente. In assoluto il posto migliore dove passare un sabato pomeriggio mentre fuori la pioggia gelida bagna le finestre. Divertente e con uno staff veramente gentile, fino ad ora mi ha lasciato solo bei ricordi. É anche il posto di cui ho il maggiore numero di foto, per ovvie ragioni. Nota divertente: la pagina Facebook è gestita in modo tale che ad ogni commento segue una risposta forbita, dal linguaggio aulico e ironico. 10+ 
    Lucine, lucine a non finire.
    Breve diapositiva in cui la poltrona è venuta meglio di me.
    Rumpus cosy


    M.

    sabato 24 settembre 2016

    Discovery of the week: Master Art Students


    In questi giorni di rientro nella realtà più noiosa e quotidiana, sto godendo degli ultimi istanti di libertà per fare quelle cose che so mi mancheranno durante i periodi di studio affogati nella tesi e nelle deadlines mensili (o settimanali). Camminare nel sole, girare per i negozi più dislocati e nascosti e scoprire. Essenzialmente scoprire. Ieri è stata la volta degli studenti di arte.

    A Plymouth, infatti, non c'è solo la mia università ma anche l'indipendente Plymouth College of Art. Qui, si aggira sempre una fauna molto colorita e curiosa, tipica delle scuole d'arte (uno di quegli stereotipi un po' veri). Dalle fashionista più incallite ai punkettoni desiderosi di esprimersi, non nascondo di essere sempre stata un po' pregiudiziosa nei confronti delle mostre degli studenti d'arte e delle loro creazioni. Forse, anzi, quasi certamente, plagiata da quell'aura di superiorità di cui si contornano gli studenti delle accademie d'arte della mia città, con abiti improbabili e quell'aria da "ma che ne sai tu, oh comune mortale". 

    Nonostante questo però, sono sempre aperta a ricredermi, a darmi della scema e contraddirmi, così, con spirito critico ma aperto, ho accettato l'invito alla Master Students' Exhibition a cui partecipava una mia amica. E mai scelta è risultata migliore. L'esposizione comprendeva installazioni di più studenti (circa una decina) e nessuna creazione era accomunata alle altre. Nonostante questo però, le opere erano unite da un forte senso di personalità, con installazioni che esprimevano chiaramente gli intenti degli artisti e risultavano davvero come i frutti di un lavoro studiato. Niente era casuale. Dal design grafico, al concetto di cibo come opera d'arte e frutto di studio e conoscenza, dalle fotografie di una costumista eccellente all'elaborazione dei pensieri come melodia o pezzi di un puzzle. Posso dire fieramente di essere rimasta molto colpita e di aver apprezzato, per questo ho deciso di parlarne, per questo ho voluto condividere. 

    In caso di interesse maggiore il mio Instagram è sempre aperto e sul Sito del College potrete trovare i dettagli.


    Ashley Turner's graphic design la trovate qui


    Jennifer-Anne Crowter's details


    Simona Bonomo's food culture (ha un bellissimo blog anche lei)


    Carri Keill's dresses and pics


    Tim Gundry's drone adventures

    venerdì 1 luglio 2016

    Brexit - An open letter to the UK



    Dear United Kingdom,
    You know me already though, because in fact, I live in England, I spend my money in Tesco and New Look, I go for a pint with my mates on a Sunday night and spend most of my time in the library of Plymouth University. There is no difference between me and any other student, made in England except that last Thursday you broke up with me and you broke up with every one that, like me, was born somewhere else in Europe. You've never considered me different, funny maybe, even curious, but mainly interesting rather than different. Now not only that, but I feel different, suspicious, saddened by recent changes. And this is just so awkward, sad, astonishing, depressing.

    I moved to England with pictures in my mind of Punk-Rock movements, the freedom of the Beatles, the colours of Camden Market, the magic of Harry Potter and of your countless footballers, the authority of the Big Ben staring at all of us. I moved to England, where measures are in stones, inches and feet, where Chicken Tikka Masala is an acquired "traditional" dish and italians and polish are your nurses, in summary where difference equals normality. I was not at all scared by this diversity, but contrarily, thrilled to discover the unknown. 

    But the bomb has been dropped on my life the moment you decided to hit the EU with your decision, shareable or not. I'm gonna face the problem now, after a few days, because the impact made me feel out of breath, and some time to recover was needed. What happened to us? 'Cause you've made me feel just not good enough for you. Feeling abandoned just like we were in a love relationship, I'm gonna prepare myself to a different life now, and change those decisions that would have involved you. Just like you were my ex.


    Ecco. Questo è quello che scriverei al Regno Unito se fosse possibile scrivere una lettera in questa situazione e se, ovviamente, un paese sapesse leggere. Il fatto è, che la notizia di una Brexit era così indicibile e inaspettata per me, che la sua riuscita mi ha investita come un treno della Great Western Railways. Adesso è un altro salto nel vuoto, un'altro luogo buio e tenebroso da visitare: cosa cambierà per me? Immagino che solo il tempo mi saprà rispondere, al contrario di ogni persona coinvolta in questa situazione. Nessuno sembra avere prospettive, sapere anche solo a grandi linee cosa accadrà potenzialmente e questo spaventa ma non ferma nessuno. Io come tanti altri che conosco, abbiamo sviluppato la scorza dura di chi rimette in discussione le proprie certezze, tutti i giorni. Ci sono troppe persone coinvolte, troppe vite investite per il proprio futuro perché una decisione politica fermi queste anime erranti, figlie dell'Europa e cittadine del Mondo. Questo è il mio pensiero, limitato, ma pur sempre un pensiero. 

    N.B. Ho letto e riletto questo post e lo trovo strappalacrime e non proprio nel mio stile, ma era da scrivere, viene dalle mie viscere e dal mio umore triste, arrabbiato e un po' perso del momento. Prossimo post mi riprendo eh!

    M.

    mercoledì 13 aprile 2016

    Skinny Dip London new love

    Quelli sono i miei Gatticorni (o Catcorns per gli internazionali) e io li amo, non giudicatemi.


    Ho aspettato un po' prima d scrivere questo post, per vedere se fosse uno di quei flirt passeggeri o un'amore da "Via col vento". Ed eccomi qua, a raccontare la mia nuova mania, il mio nuovo amore da "Romeo e Giulietta" per Skinny Dip London.

    Qualche mese fa, tra un saggio di Genetica e una presentazione di Immunologia, mi sono presa una pausa, uno di quei momenti di ristabilimento della pace interiori e nei confronti del Mondo. Un giro per negozi, un caffè da tamarra da Starbucks osservando la fauna locale e le vetrine della Mid-Season primaverile. Tra un negozio e l'altro decisi di entrare da TopShop, troppo caro per le mie finanze, ma uno dei migliori in fatto di Sconti (i quali spuntano una volta ogni 2 mesi più o meno). E lì mi innamorai, colpo di fulmine. In uno stand a metà del negozio, minuscolo e ordinato stavano mille cover per il telefono, borsette dai colori più assurdi e accessori ancora più esagerati. Una cessata, ma una cessata meravigliosa. Da lì la mia storia è iniziata.

    Skinny Dip London è un brand che vende solo accessori: iPhone covers, borse di ogni forma e misura, custodie per computer e compagnia bella. La caratteristica principale è la natura assurda, esagerata e colorata degli accessori, un mix tra cosa avevi da bambina e cosa avresti voluto. Il sunto è questo: prendete un mixer, schiaffateci dentro unicorni, brillantini, un paio di sirene e animaletti-moda vari, fate partire e, un po' come per le Superchicche, un'esplosione di brillantini e fumo rosa produrrà qualcosa di magnifico. Oltretutto, il sito fa ottimi sconti e molto spesso. Certo il livello di assurdo e meraviglia richiede oculatezza nella scelta e nella quantità di ciò che si compra, ma la mia teoria che ogni tanto si può, resta alta e sempre attuale (Ne parlavo in questo post).

      
    Foto prese dal sito (Link sopra) giusto per capire il livello. #UnicornPower

    Non è una recensione lunghissima, lo so, e neanche troppo dettagliata. Il bello di Skinny Dip è proprio questo eccesso non quantificabile o descrivibile. Posso concludere però dicendo che rallegra la giornata ed è apprezzato da tutti, anche da mia madre.

    M.


    sabato 6 febbraio 2016

    Little Italy


    Una delle cose di cui ci si rende conto quando si viaggia è che ci sono 2 categorie di turisti tra quelli del tuo stesso paese d'origine: gli Italioti da evitare, cafoni, maleducati, che credono a tutti i costi nella superiorità dell'essere italici contro tutti, che criticano anche ciò che non esiste e che chiudono gli occhi di fronte a ciò che di positivo il nuovo posto ha da offrire. Poi c'è la categoria degli italiani-famiglia. Quest'ultima categoria comprende tutti i curiosi, quelli che guardano con occhi critici e sinceri ciò che stanno scoprendo e non disprezzano dove si trovano (per poi tornare a casa tronfi per "l'esperienza in questo posto pazzesco!". Senza nazionalismi, ma con una punta di consapevole orgoglio e una gran fetta di nostalgia.

    Quando si vive all'estero tutto questo è irrimediabilmente amplificato dal maggior tempo che si ha a disposizione per conoscere persone, capire a fondo quelle persone nuove, analizzare il contesto e avere una visione generale a tutto campo. Solitamente però chi vive all'estero, per periodi più lunghi rispetto ad Erasmus o scambi ristretti di un anno, appartiene quasi sicuramente alla seconda categoria. L'emigrato medio (ed io parlo degli italiani per ovvi motivi, ma penso funzioni così un po' per tutti) ha voglia di farsi valere, di riscattarsi e in piccola parte di abbattere quegli stereotipi, danzando anche lui appeso ad una Wrecking Ball come quella di Miley Cyrus. L'Italiano medio all'estero, che lavori o studi, solitamente ha una gran voglia di dimostrare quell'abilità di saper fare più o meno tutto che abbiamo nel nostro DNA, magari non alla perfezione, ma c'è sempre da imparare. L'italiano medio all'estero fa parte di un'enorme famiglia che comprende qualunque altro connazionale nell'arco di 10 km, come nel più ovvio degli stereotipi.

    Perchè in fondo siamo tutti così in parte.


    L'altro giorno ero al Food Market nel Campus universitario: un'insieme di bancarelle di cibi multietnici che ogni tanto spunta a saziare noi topi di biblioteca. C'era di tutto: dal cinese, al thailandese, senza dimenticare l'english fish and chips e, ovviamente anche la bancarella di tiramisù e limonata di firma tricolore. Come spesso accade, alcuni ragazzi , trasferitisi qui da varie parti dello Stivale hanno iniziato da tempo un'attività di home-made food and catering (di cui la pagina Facebook qui -> CIBO). Il mercato era una delle occasioni per finanziare questa piccola impresa Made in Little Italy e mangiare, che personalmente, mi riesce veramente bene. Ed è lì che ho visto davvero come funziona tutto questo: un professore, 3 studenti, i ragazzi che vendevano, tutte persone diverse, tutte lì che mangiavano la parmigiana e la focaccia pensando alla nonna, a casa, alla fortuna e alla sfortuna. E si, l'inguaribile nostalgica sentimentalona che sono è rimasta stupita, sorpresa e felice. Mi sono sentita in famiglia, nonostante conoscessi 2 persone in croce tra quelle presenti. Perché è facile vedere solo il male quando ci si è dentro, ma è ed è difficile vedere quei pregi e difetti con occhio critico, più semplice quando si è presa distanza (purtroppo). Si può soppesare cosa è positivo, cosa no e cosa si può migliorare, soprattutto, come si può contribuire. E in fondo, in una parte molto nascosta, raggiungere la consapevolezza che quei difetti fanno parte di noi, volenti o nolenti.

    M.

    venerdì 8 gennaio 2016

    Prom - That time of the year again

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    Uno si aspetterebbe che una donna adulta di 21 anni che abita da sola all'estero e studia per diventare scienziata fosse una persona seria ed affidabile. Il tipo da The Big Bang Theory. nerd nel midollo, che alterna giochi da tavolo e manipolazione genetica.



    Ma perché dico io? Mi perderei tutto il divertimento della frivolezza occasionale. E infatti il periodo pre-Natale, oltre che allo stress da shopping Natalizio e esami, coincide soltanto con un'altra cosa: Winter Ball. Per chi non sapesse di cosa stia farneticando, potrei fare mille esempi per rendere il concetto più chiaro: High School Musical, teen drama, vestiti da ballo e ragazzi in giacca e cravatta, oppure potrei solo dire Ballo d'Inverno e farla finita qua. Quell'evento di luci e brillantini, musica da adolescenti e cibo abbastanza discutibile. Perché oltre che a tutto il resto, l'Università Inglese ti trascina anche nella realtà da teen movies dei balli, come nei migliori (o peggiori) film da adolescenti che TUTTI noi abbiamo visto almeno una volta. E sono pochi quelli che hanno guardato quel genere di film senza provare una punta d'invidia o quantomeno curiosità per eventi di questo tipo. E anche se i preparativi non sono certo quelli da film americano, in cui i protagonisti spendono una cosa come 1000$ di macchina, vestiti, capelli e fiori, l'idea di avere una scusa per comprarsi un vestito elegante e tirarsi a lucido per una sera è una gioia. Le sessioni da 12 ore tra libri e patologie vengono interrotte da un'ora di shopping alla ricerca del vestito meno da mignotta è più da film. Tra pizzo, tulle e pallettes, la cessata è in agguato.

    Quindi siamo qui, che spulciamo tra Asos, H&M, TopShop e compagnia bella alla ricerca del vestito perfetto sperando di somigliare più alla Bella addormentata al palazzo di Filippo, che a Josey ("Mai stata Baciata"). Tra mercatini, vintage shops e centri commerciali, nessuna opzione è da sottovalutare, perché la miglior fonte di sorprese è spesso la più sottovalutata. I negozi vintage offrono spesso piacevoli sorprese a prezzi accettabili e il vestito giusto, solitamente, ha qualcosa di tuo al suo interno. Un particolare, una forma specifica o un colore possono risultare personali, qualunque sia l'origine dell'abito. 

    Al secondo ballo studentesco, abbiamo imparato dai nostri errori. Dai capelli rosa che non si accostavano granché ai vestiti da sera, le mie coinquiline ed io siamo cresciute ed arrivate alla conclusione che un abbigliamento leggermente più low-profile, magari, forse, MAPENSAUNPOTE, sarebbe stato più appropriato. Più Instagram meno uova di Pasqua insomma.



    M

    sabato 17 ottobre 2015

    Home Sweet Home (?)






    Non sono certo la nuova principessa di Bel Air, ma io e Willy abbiamo decisamente in comune i cambiamenti radicali. La maxistoria di come la mia vita sia cambiata e sia finita sottosopra, però, non ha molto in comune con quella del "Principe di Bel Air". Non ci sono zii ricchi o cugini che se la ballano allegramente, ma sicuramente una nuova famiglia, dei soggetti piuttosto discutibili e una collezione di gaffe, degne della migliore sit-com degli anni '90. Il mio trasferimento non "Da Roma a Bangkok" ma da Firenze a Plymouth, ha stravolto tutto: abitudini, conoscenze, amicizie, rapporti, orari, punti di vista. Pur conscia che nell'era dei "cervelli in fuga" la mia non sia più una situazione così fuori dal comune, penso comunque che ogni esperienza sia unica e che le innumerevoli vicissitudini affrontate da novelli espatriati dovrebbero essere raccolte in un manuale di sopravvivenza, per tutti coloro intenzionati ad emigrare, per lavoro o istruzione.



    Source: http://m0.her.ie/wp-content/uploads/2015/08/25143711/carlton.gif

    Poco più di un anno fa, armata di speranza, incoscienza e 30 kg di bagaglio sono atterrata nella verde Inghilterra, fatta di colline e animali al pascolo; l'Inghilterra stereotipata di palestre, eccessi e take-away, di Royals e Geordie Shore. Non avevo idea di cosa mi aspettasse, né di dove avrei vissuto né, soprattutto con chi e ogni argomento era circondato da una nube nera di punti di domanda. Il terrore di dover convivere con persone dallo scarso igiene personale o ancor più scarso umorismo mi stava facendo venire l'orticaria e il non conoscere ancora i miei futuri coinquilini mi stava uccidendo. Con questi pensieri, in una grigia e umida giornata di Settembre mi sono avviata, terrorizzata fino alle ossa, verso le porte del Radnor Hall, il tipico dormitorio da college inglese, con pareti colorate e aiuole tutto intorno. Al terzo piano dell'edificio (ovviamente senza ascensore perché con 30 kg di bagaglio, ci si aspettava forse di meglio?) mi aspettava quella che per un anno sarebbe stata casa mia: una stanza di 3x2 mq, un mini bagno (privato) e una cucina un po' scassata in comune con i cinque sconosciuti conviventi. Fatta esclusione per le pareti verde nausea (<-- rende l'idea) che mi avevano uccisa dentro al primo sguardo, il resto della casa sembrava decisamente vivibile, a tratti ideale. 

    E in un attimo i miei avevano chiuso la porta, erano andati via ed io ero nella mia nuova casa e stavo incontrando quella che per me sarebbe stata la mia nuova famiglia. Niente virgolette, niente sarcasmo, perché dopo un anno di cameratismo forzato le esperienze come bodyguard , aiuto psicologico, battute decisamente fuori luogo l'uno all'altro, non si può non considerare quegli stessi sconosciuti che come la propria famiglia. Per quanto mi riguarda tre dei miei cinque passati coinquilini sono diventati i miei fratelli, i miei genitori, i miei amici. La ragazza della prima camera era Melissa. Tipica Tomboy dai capelli in continuo cambiamento, con un carattere di quelli che farebbero esasperare chiunque, ma a cui è anche facile affezionarsi. Nel corso di un anno ha cambiato una dozzina di colori per i suoi capelli e, nel mentre, anche una dozzina di ragazzi. Fiera della sua libertà, ha sempre portato avanti uno stile di vita alla Samantha Jones: circondata da ragazzi e vestiti, che chiunque potrebbe giudicare al primo impatto. Ma nel corso di un anno molte cose si possono imparare, se non ci si nasconde dietro ad un'idea chiusa e prevenuta: la stessa ragazza a cui piace divertirsi in maniera poco convenzionale è protettiva, intelligente e, come spesso accade, possiede un lato dolce che probabilmente solo pochissime persone sulla terra (ri)conoscono. 



    Source: http://33.media.tumblr.com/a8238ca54aafd9664524978fb7dbc9c2/tumblr_mjm4fwFvwr1s7n30go1_500.gif 


    Oltre la seconda porta, stava Kevin, il gallese dai capelli (e barba) rossi. Il classico tipo eremita da FIFA e take-away e accanto alla mia Claire, l'unico membro del Radnor 3.8. a non essere mai realmente entrata nello spirito della famiglia.Dall'altro lato della mia camera stava Thomas, un cristiano osservante allergico al contatto fisico o ai gesti d'affetto, che nel corso di un anno è stato più volte traumatizzato dalla liberalità che vigeva in appartamento. Con un amore estremo per la carne e l'ossessione per il peso, Thomas è una di quelle persone che non si limita alla sua idea, osserva cambia posizione e il suo punto di partenza non sempre rimane quello di arrivo. Le opinioni cambiano, l'esterno ci influenza e non bisogna per forza pensare che il proprio punto di vista sia l'unico e il migliore e lui, secondo me ne è un esempio. Per finire il giro di presentazioni, Haley occupava l'ultima stanza. Uno spirito libero, moderna hippie, Hayley è una delle persone più strane che si possano conoscere. Insofferente alle convenzioni sociali, ogni parola che esce dalla sua bocca è qualcosa che temi e aspetti curioso di vedere cosa sia questa volta. Ballerina dalle movenze ridicole (come tutti noi della casa d'altronde) la sua migliore performance è senza dubbio alcuno quella di spaventare le persone nuove che incontriamo con qualche frase ridicolmente fuori-luogo o socialmente anti-convenzionale. 

    Mai casa fu abitata da personaggi più diversi di questi, eppure ciò che dal di fuori ci fa sembrare dei soggetti non propriamente convenzionali è ciò che ci ha permesso di legarci l'uno all'altro, imparando a vedere le cose da altri cinque punti di vista diversi. E dopo più di un anno di figuracce, sessioni di biblioteca in pigiama e serate a ballare in maniera ridicola o a cantare a squarciagola non posso che ritenermi contenta di quella mattina di Settembre.

    Oggi, nel Radnor 3.8. ci stanno altre sei persone ma al 74 di Beaumont Road c'è una classica casetta inglese con il cancello in ferro battuto e la porta nera, di quelle tipiche case inglesi di città: moquette in terra, finestre a semi-cerchio e caminetti sparsi come il basilico sulla pizza. In questa casa assolutamente comune, ad un numero qualsiasi, in una strada qualunque si è trasferita questa mia famiglia inglese, non proprio comune o scontata, degna della migliore serie drama-comedy dei nostri tempi. Per questo c'era bisogno di un post, per questo andavano presentati i co-protagonisti della mia storia, perché ogni giorno è un episodio di questa strana serie di avventure e psicodrammi che merita di essere raccontato...ma magari la prossima volta.


    M