venerdì 23 settembre 2016

C'era una volta Parigi - Part 1.


Ho fatto passare decisamente troppo tempo dall'ultimo post, ma troppe cose sono successe e troppe cose bollono in pentola. Inoltre, i recenti infausti fatti di cronaca mi hanno spinta a stare lontana da questo blog, mia creatura, ma pur sempre punto di raccolta di frivolezze. Non ho ritenuto opportuno spargere brillantini su un Mondo che piangeva.

Agosto è volato e, con la valigia in mano, ho passato il mese intero a rimbalzare da un angolo all'altro della cartina geografica. Il mare ha lasciato il posto alla Torre Eiffel, Montmartre alle Alpi. Ho così tanto materiale da poter aprire altri 3 blog e scrivere un libro. E mi avanzerebbe spazio per un album di figurine. Quest'anno, visto che la Francia era un posto estremamente tranquillo e sicuro secondo i media nazionali ed internazionali, che fai, non rischi tutto e vai a Parigi? È vero, non si può smettere di vivere, è vero, non possiamo farci spaventare. Vero è anche però che ogni viaggio in metro era accompagnato da un lieve senso di nausea e sospetto per me, di cui mi vergogno, di cui mi dispiaccio. Detto questo però, proprio perché l'ansia non vincesse, il 1° Agosto io e la mia dolce metà ci siamo armati di micro bagagli e siamo volati nella terra dei Croissant.

Principale nota negativa: avendo comunque un grado di paura piuttosto elevato, abbiamo visitato per lo più le zone turistiche, riempite di omini in tuta mimetica e mitra che, purtroppo, ti mettono addosso un pochino più di sicurezza.

Principale nota positiva: anche nelle zone turistiche si può scoprire qualche novità e Parigi, da qualunque angolazione la si guardi, è così affascinante che non serve sforzarsi granché.



E così dopo un viaggio lampo Pisa-Paris Orly, siamo sbarcati in una grigia Parigi, non piovosa ma neanche troppo estiva. Abbiamo alloggiato all'hotel Villa Brunel, un tipico albergo parigino, tutto in verticale, con stanze piccole ma pulite, accoglienti e funzionali, i balconcini con i gerani rossi e la ringhiera in ferro battuto. Tutto ciò che serve per chi, come me in viaggio, marcia 20 km al giorno per non perdersi neanche una Brasserie all'angolo della strada (con profondo odio da parte del mio fidanzato).

DAY 1


   



















Il primo giorno si è aperto alla grande con una "passeggiata"  lungo gli Champs Elysée, sui quali tra una vetrina e un caffè abbiamo trovato il Grand Palais e il Petit Palais. Prima sorpresa, dato che non li avevo mai sentiti nominare. Nel Petit Palais - Musée des Beaux Arts de la Ville de Paris, ci siamo trovati immersi in un'esposizione gratuita di una serie enorme di quadri e sculture. Carino, interessante e inusuale rispetto ai più classici Orangérie, Musée du Louvre et Musée d'Orsay. Tra scalinate geometricamente perfette, quadri e architettura tipicamente francese la visita è stata un piacevole break dalla scarpinata fatta fino a quel momento. La giornata è continuata sotto una pioggia inspiegabilmente gelida fino al quartiere di Les Halles, tra un hamburger e la vista della facciata del Louvre, per concludersi con una visita alle Galerìes Lafayette, inutile un po' coma Harrods, ma sempre incantevole. 





 


















DAY 2 
Pene-Porta alert.
Il secondo giorno non ci ha demoralizzato, nonostante il tempo fosse ancora piuttosto umidiccio e i polpacci gridassero dai crampi. Questo, però non è bastato a fermarci e da eroi, abbiamo deciso di andare a fare un saluto alla Tour Eiffel. La camminata è stata un tuffo nel Mondo, poiché la strada si diramava nel quartiere delle ambasciate. Arrivati al colosso di ferro le foto si sono sprecate e l'atmosfera ha contribuito ha farci dimenticare i troppi turisti asiatici troppo impegnati a saltarti sui piedi per fare le foto per accorgersi della tua presenza. 
FUN FACT: una volta lasciata la Torre, ci siamo fermati per il pranzo in una tipica locanda, lontana di turisti. Una volta finito, abbiamo visto un bellissimo portone sotto il quale mi sono fatta fotografare come una blogger seria. Morale della favola: il portone era scolpito con la forma di un pene gigante e né io, né il mio fotografo ce ne siamo accorti. Quindi adesso posso andare very proud di una voto con una Pene-Porta!



Dopo altri 8000 km, abbiamo fatto la pazzia, anzi, le pazzie. Con le gambe distrutte ci siamo diretti al Musèe de l'Orangérie prima e d'Orsay poi. La fatica è stata tale che la sera siamo caduti come veri eroi alle 10 di sera, dopo una puntata di "Stranger Things" (CHE, PER LA CRONACA, BATTE TUTTO).


Inutile dire che con questi primi due giorni ho mandato in tilt il conta-passi, che non mi riconosceva più.